Silenzio creativo

Le persone che si sentono sempre in colpa, quelle che non si sentono mai all’altezza, sempre troppo magre o troppo grasse, confuse, che cercano di uniformarsi agli altri, che si fanno silenziose per non disturbare. Quelle che si addossano sempre tutte le responsabilità, che tengono sulle spalle il peso di far felici sempre gli altri, che camminano in punta di piedi, pesando ogni parola o sfumatura della voce, elemosinando spazio e attenzioni per non rischiare di perdere l’amore degli altri e cadere nel buio. Quelle che si sentono sempre sbagliate, anche quando l’evidenza dei fatti rivela loro altro. Quelle che, senza accorgersene, manipolano gli altri, indossando maschere dolci pur di sentirsi riconosciute in un gruppo seppur non vi sentano di appartenere.

Sono anime speciali, ignare della loro luce e della loro potenza. Sono anime coraggiose.

Queste persone prendono coscienza leggendo una frase di un libro, ascoltando le parole rivelatorie di qualcuno che incrocia il loro cammino, guardando un fiore o una nuvola muoversi in cielo. 

Queste persone contattano il dolore e crollano, ma quel precipitare diventa la loro rinascita. Si strappano con rabbia le maschere di dosso e recidono le funi strette della paura. Cadono e, nel rialzarsi, si accorgono del loro potere, del loro diritto di esistere. Perché sono state loro stesse a negarselo, a privarsene.

Queste persone scoprono poi che possono essere amate incondizionatamente senza l’ombra di un debito da pagare e che possono amare senza tornaconti.

In queste persone si fa poi il silenzio. Un silenzio rumoroso, vivace, pulsante. Creativo. Di quei silenzi che fanno spaventare i mostri, i fantasmi interiori con i quali per anni si sono confuse. Imparano a sostare lì, queste persone, silenziosamente quiete.

Con la leggerezza di chi sa di star umilmente imparando ad abbattere i muri del dubbio e le catene della rabbia, trasformandole in libertà.

Marika Lovecchio, Psicologa