Crepe luminose

Quando si è in un percorso di sostegno psicologico, il cambiamento non si verifica in modo lineare. Ci sono vette e valli. Quando si raggiungono le vette, si fa esperienza di un Sé inedito, con maggiori spazi di movimento, di possibilità d’azione. Il guscio nel quale si è vissuto per molti anni inizia a creparsi, le difese personali ad abbassarsi. Da quelle crepe si inizia a respirare libertà, a intravedere nell’ombra la luce, si infiltra una maggiore consapevolezza e il desiderio di verità.

Le difese sono evolutive e quel guscio nel quale abbiamo vissuto per molti anni, ha garantito la nostra sopravvivenza. Ci ha, quindi, protetti, ma nel tempo forse anche isolati, non solo dagli altri, ma da una relazione autentica e profonda con noi stessi.  Non va eliminato precipitosamente, le difese non vanno abbattute improvvisamente. Gli animali non escono dai loro caldi giacigli, prima che abbia svernato.     Da quelle “rotture” giungerà l’intuizione. 

Credo che l’intuizione arrivi solo dopo la rottura del guscio, non viceversa. Solo quando si è nella possibilità e nella disponibilità ad accogliere la luce, la crepa si verifica e l’intuizione diventa pensabile.  È luce che improvvisamente illumina, chiarisce lo spazio personale e quello terapeutico, intersoggettivo. Cambia, rende malleabile ciò che si credeva fosse pietra.

Sulle vette si è in alto, il corpo necessita di riadattarsi, il respiro si fa a pieni polmoni. Può essere spaventoso perché sconosciuto e si potrà avere desiderio di ritornare nel guscio, scivolare nelle valli, nel conosciuto: per questo è importante farsi accompagnare, delicatamente, nel processo di crepatura del guscio. Per legittimarci a stare sulle vette dove siamo più ricettivi verso il nostro mondo interiore, più onesti, più veri e liberi. Per imparare, con il tempo, a risalire le valli, senza più costruirci dimore fisse, ma solo tane temporanee, dove riprendere fiato. 

 Marika Lovecchio, Psicologa