Affamati di gentilezza

Il week-end di formazione ‘mindful’, tra le numerose altre, mi ha concesso di fare esperienza della gentilezza che ha fatto spazio a inedite riflessioni e rinnovati punti di vista.  Credo che la gentilezza sia un unguento benefico, potente, capace di raggiungere le profondità dell’essere. Un balsamo profumato che porta respiro alle zone in ombra. Magico perché fa sentire accolti, speciali, al sicuro.

Ai miei bambini della scuola dell’infanzia dove lavoro, parlo spesso di gentilezza e mi impegno quotidianamente affinché possano incorporare e poi praticare, il significato di parole gentili come: per favore, grazie, scusa. Le immaginiamo come semini che cresceranno dentro di noi, trasformandoci in principi e principesse se avremo cura di innaffiarli con amore e pazienza. L’augurio silenzioso che rivolgo loro, mentre li guardo durante lo svolgimento di un’attività o di un gioco libero, è di diventare adulti ‘mindful’ cioè consapevoli, disponibili alla verità. Generosi. Gentili. E di rimanere tali, nonostante le numerose avversità che incontreranno lungo il cammino. Perché con un cuore aperto e gentile sarà più facile superarle e risignificarle.

È importante praticare gentilezza, non solo verso gli altri, ma anche verso se stessi. La pratica della gentilezza è un allenamento quotidiano, non scontato, non necessariamente innato perché ognuno di noi ne ha fatto esperienza in modo differente da piccolo, nel suo rapporto con il mondo esterno che è stato più o meno gentile con noi.

Talvolta, camminando in un percorso di sostegno psicologico ben presto ci si può accorgere dell’importanza di essere gentili verso di sé sviluppando, con il tempo, una forte 'muscolatura della gentilezza'.

Gentili verso i propri bisogni e necessità mettendosi in loro ascolto. Verso i propri tempi che non sono né veloci né lenti, semplicemente sono i propri tempi. Verso la propria storia. Per poter andare in soccorso di quei suoi pezzi che sentiamo ancora dolorosi perché nutriti di colpa, di vergogna, di senso del dovere, di narcisismo, di bugie. Di quei pezzi che, invece, sono affamati di gentilezza.

Marika Lovecchio, Psicologa